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Fonte Vecchia
Fonte Vecchia: una delle gemme di Montasola
La Sabina riserva ai
visitatori ed ai turisti tesori antichi che la fanno apprezzare ogni
giorno di più. Al paesaggio aspro e attraente al clima collinare,alla
straordinaria cordialità della gente si uniscono dei particolari
artistici di grande interesse. Tra questi un’antica fontana situata
nel territorio di Montasola a ridosso della strada che – attraverso
una vallata stupenda – inizia dalla località Foecella e conduce alla
madonna di Cottanello.
Il manufatto denominato
Fonte Vecchia risale a tempi antichissimi e, sia pure ristrutturata
negli ultimi decenni, conserva un originalissimo disegno architettonico
di chissà quale remoto ideatore.
Particolarità
principale il disegno delle fontanelle situato su due diversi livelli
del terreno: una parte superiore è costituita dalla cupola, quella
inferiore da due vasche utilizzate come abbeveratoio e collegate alla
prima da una terza vasca intermedia.
Si tratta di un’opera
molto rara che merita l’attenzione del turista per la sua originalità
costruttiva. La Sabina è arricchita da molte di queste opere giunte
fino a noi attraverso il tempo e che costituiscono un patrimonio
popolare unico ed irrepetibile. In un momento di rilancio e
d’interesse per le radici, la nostra terra merita particolare
attenzione.

Chiesa dell'Oratorio
La Chiesa dell'Oratorio
La
chiesa dell’Oratorio fa parte del complesso denominato dell’Opera
Pia Cimini, lasciato in eredità dal benefattore Francesco Cimini alla
sua morte, nel 1712.
Di questo Complesso fanno parte anche un Ospedale, adiacente
all’oratorio, la chiesetta del Monte e diverse proprietà in Sabina ed
a Roma.
La storia racconta di questo cittadino di Montatola, che nel XVII secolo
divenne ricco scoprendo delle verghe d’oro nella bottega a Roma in cui
lavorava come falegname.
Nel 1681, com’è riportato negli atti del Buon Governo, Francesco
Cimini concede un censo di 500 scudi alla comunità di Montasola, non
potendo questa poi risanare il reddito, dieci anni dopo, pretende che
essa s’impegni a pagare in perpetuo un Mastro di Scola per studenti
meritevoli e una dote per le oneste zitelle. Muore a Roma il 29 novembre
del 1712 e lascia un testamento con disposizioni ben precise di come
deve essere ripartita e amministrata la sua eredità. Principale
beneficiaria sarà proprio Montatola.
Vero tesoro di Montatola è proprio la chiesa dell’Oratorio: unica nel
suo genere in tutto il circondario, la Cappella è ricca di straordinari
gruppi marmorei e di splendidi dipinti tra i quali spicca sul
meraviglioso altare in stile barocco la tela della
SS. Concezione, attribuito se non al pittore Antonio Gherardi, ad un
allievo molto vicino al maestro. La particolarità di questa bellissima
tela è la possibilità di essere intercambiabile con un
Crocefisso ligneo, mediante un argano ancora funzionante, ciò che rende
ancor oggi l’altare incomparabile. Il Santissimo Crocefisso era
il simbolo dell’Oratorio dell’Opera Pia,così come si evince da
tutte le carte relative alle sue attività nelle quali tale effige viene
riportata. Abbelliscono l’altare i due splenditi putti marmorei,
posti sulle balaustre dell’altare, che la tradizione popolare
attribuisce alla scuola del Bernini. L’oratorio segue perfettamente i
canoni dello stile barocco, e ciò su esplicita richiesta del mittente
F.Cimini, che trae spunto dalle chiese romane che in quel tempo era
solito frequentare a Roma, in via dell’Arco della Ciambella dove era
situata la bottega in cui lavorava.
Nella sua delicatezza, tra marmi e dipinti, anche qui ricompare una
balaustra scolpita nel pregiato marmo rosa di Cottanello; la stessa
originaria della chiesa di S.Maria Morella, frammentata in tre parti e
condivisa ora tra la chiesa parrocchiale di S.Pietro e Tommaso,
l’oratorio e S.Maria Morella.
L’oratorio condivide con l’adiacente chiesa di S.Michele Arcangelo
il Campanile e due delle quattro campane.

Chiesa S.Michele Arcangelo
La Chiesa di San Michele Arcangelo
S. Michele Arcangelo è
un’altra delle tre chiese nell’interno dell’abitato; non si sa
quando e da chi sia stata costruita, tuttavia si ipotizza la possibilità
che sia la più antica almeno tra le chiese all’interno
dell’abitato, risalente alle origini stesse del paese. Svolse un tempo
funzioni di parrocchiale e una curiosità è proprio che Montatola fino
al 1950 condivideva contemporaneamente due chiese parrocchiali:
l’attuale, la chiesa di S. Pietro e Tommaso e la chiesa di S. Michele
Arcangelo.
All’interno ha la tipica struttura
romanica a navata unica, e conserva intatto il pavimento originale; ha
tre altari: il maggiore in origine dedicato a S. Michele Arcangelo, ora
vi compare un quadro della Madonna; ai lati si reggono le forme,
incassate nel muro, di due altari, uno di rimpetto all’altro:
l’altare di Santa Lucia sulla destra, con una bella tela dedicata alla
santa ma da restaurare e quello di S. Maria Maddalena la penitente sulla
sinistra.
La chiesetta fu tenuta per anni quasi in abbandono: il tetto precipitò,
e forse in quel periodo i quadri dei due altari scomparvero. Da non
molto tempo sono stati eseguiti i necessari restauri grazie soprattutto
ai proventi mandati da una comunità di Montatola che nei primi anni del
secolo scorso emigrò in Francia, nel paese di Annecy, ad indicarne
l’attaccamento alle loro radici e l’affetto per i luoghi cari alle
usanze e alla memoria. Nel pavimento si osservano i chiusini di due
tombe e nella piccola sacrestia la pietra di un ossario. Notevole era la
pila antichissima dell’acqua santa in marmo, ora non più in possesso
della chiesa: nell’interno di essa erano scolpiti coccodrilli e pesci
e nella curva esterna lo stemma pontificale con le chiavi ed il
triregno,e sotto di esso uno scudo; una seconda acquasantiera murata su
una parete, sembra risalire all’epoca paleocristiana. Nella sagrestia
rimane un antico ciborio in marmo con ancora un piccolo ganghero in
ferro che sorreggeva uno sportello di legno: ora è incassato nel muro
in senso orizzontale, e viene adibito per l’abluzione delle cose
sacre. All’interno è rimasto tuttora un passaggio, in origine
privato, che conduceva alle adiacenti case nobiliari, permettendo di
partecipare le famiglie nobili alle funzioni religiose senza per questo
attraversare la strada pubblica.
La chiesa sta vicina all’oratorio
Cimini, tanto da condividerne il campanile: delle 4 campane, due
appartengono alla chiesa di S. Michele, le altre due all’oratorio.

Chiesa dei SS. Pietro e Tommaso
Apostoli
La Chiesa dei Santi Pietro e Tommaso
La
chiesa parrocchiale di S. Pietro e Tommaso è costruita quasi alla
sommità dell’abitato e custodisce un’epigrafe, posta sulla porta
d’accesso alla chiesa, che ci dà la data di fondazione della
cittadina avvenuta nell’anno 1191 per opera di Papa Celestino III,
ricordando nel contempo la costruzione della chiesa dedicata agli
apostoli Pietro e Tommaso e la dipendenza dall’Abbazia di Farfa.
Sempre sulla porta d’accesso, l’architrave in marmo rosa di
Cottanello riporta la data MDCCXXI, probabilmente la data di uno dei
successivi restauri che hanno interessato la chiesa.
Inizialmente si trovavano cinque altari oltre quello
maggiore(probabilmente uno è stato smantellato completamente, in quanto
oggi mancante): l’altare maggiore è dedicato al SS. Sacramento e alla
Madonna Assunta. Nella nicchia centrale dell’abside è collocata la
statua lignea dell’Assunta; alla sua destra una statua raffigurante
S.Antonio e alla sinistra un’altra immagine della Madonna,
veneratissima nel culto delle popolazioni sabine. La balaustra in marmo
rosa è stata installata nel 1923, asportata dalla chiesa di
S.Maria Morella per due terzi portata nella chiesa parrocchiale e un
terzo nella chiesa dell’oratorio. Partendo dalla parete destra,
entrando, si scopre subito un meraviglioso altare del ‘500, dedicato
alla Madonna del Rosario o detto anche “della Via Crucis”. La tela,
raffigurante la Madonna tra il fondatore dell’ordine domenicano,
S.Domenico e la corrispettiva suora dello stesso ordine, è installato
all’interno di una preziosissima cornice in legno intagliato,
originale del XVI secolo, rappresentante con i suoi 15 riquadri
gli altrettanti misteri del Rosario.
Scorrendo avanti, s’incontra la cuffia di un’antica abside,
lateralmente all’altare centrale, con l’ affrescho attribuito a
Domenico Rainaldi risalente alla fine del ‘300. Le immagini che
vi si trovano affrescate della Madonna con il Bambino, S.Pietro e
S.Francesco, si presuppone fossero collocate nell’abside
dell’originaria chiesa un tempo esistita e sulla quale fosse poi stata
eretta,perpendicolarmente ad essa , l’attuale chiesa Parrocchiale.
Entrando, sul lato sinistro s’incontra invece l’altare intitolato a
S.Maria in Cecalupi, detto anche S.Maria della Neve. L’affresco
rappresenta La Madonna con i Santi Eusebio e Giovanni, gli stessi che
s’incontrano nei quadri posti sulla parete del coro oltre a S.Pietro e
Tommaso. L’ultimo altare è detto di S.Prospero e non è originario di
questa chiesa ma prelevato dall’antica chiesa di S.Antonino (oramai in
rovina), a dimostrazione dei lavori di restauro eseguiti nell’arco dei
secoli. Anche in questo caso la tela posta sull’altare è originale
del ‘500. Di particolare pregio sono l’acquasantiera del ‘300, il
soffitto a cassettoni del ‘500 ed un quadro, anch’esso prelevato
dalla chiesa di S.Maria Morella, rappresentante la Madonna col Bambino,
S.Pietro vicino a S.Carlo Borromeo e un uomo inginocchiato sulla destra,
che si presume essere il committente stesso della tela, nonché proprio
Angelo Bonelli, protettore della chiesa di S.Maria Morella nel 1600.
All’esterno,la facciata della chiesa non presenta un alto valore
artistico; aldilà delle epigrafi che vi compaiono non si rivela altro
che una semplice facciata intonacata. Uno dei motivi potrebbe essere
proprio l’alto numero delle ristrutturazioni e rimaneggiamenti
effettuati alla chiesa nel corso dei secoli; tant’è che, s’è
visto, la direzione originaria potrebbe non coincidere con l’attuale
direzione della chiesa;oltremodo giustificato dal fatto che la facciata
si indirizza non su una piazza o su una via che goda di visibilità,tipico
di un luogo dedicato al culto religioso, ma stretta tra le piccole vie
che caratterizzano la struttura medievale del borgo.

Chiesa S.
Maria Morella
Santa Maria Murella
Situata nella località
dove doveva sorgere la città di Laurum (primo insediamento d’origine
romana nel territorio dell’attuale Montasola) la chiesa di S. Maria
delle Murelle, fu certamente costruita su rovine romane (donde il nome
di “murelle”, resti murari ancora evidenti) le quali affiorano
ancora oggi tutti intorno ed in parte riutilizzati per la fabbricazione
del tempio, di cui s’ignora con certezza la data d’erezione, ma che
si presume intorno al XII secolo. Si tratta di un edificio ad aula unica
che conserva sulle facciate alcune importanti scritture del XIV secolo.
Nella parte alta della fronte sono murate, infatti, una serie di mensole
che sorreggono una cornice e dei bassorilievi. Tali elementi scultorei
rappresentano soggetti fitomorfi, zoomorfi ed antropomorfi. Trai
resti antichi rimangono alcuni elementi ritenuti dallo storico
Guardabassi d’origine umbro-sabina. Si avanza l’opinione che la
chiesa medievale fu innalzata sopra un preesistente tempio pagano,
Sabino o romano e che più tardi fu “ecclesia castri” del castello
che dominava la località. La chiesa ebbe funzione parrocchiale ancora
nel secolo XIV ed aveva alle sue dipendenze alcune cappelle. In questo
periodo la facciata subì delle modifiche che rimasero intatte
fino all’ultimo restauro, nel 1693,eseguito per opera del curato
Angelo Bonelli, il quale ha l’importanza di aver apportato benefici e
miglioramenti, nonché la ristrutturazione di una pregiata tela che ora
si trova tuttavia all’interno della chiesa parrocchiale dei SS. Pietro
e Tommaso. Alla sua morte, nel 1697, il Bonelli ricevette sepoltura
sotto lo stesso pavimento della chiesa, in onore delle attenzioni
dimostrate verso questo luogo. Al centro della facciata si apre una
bella monofora, intorno alla quale sono disposte tre sculture molto
interessanti: in alto un uccello, forse un’aquila, lateralmente, su
due colonne con capitelli, due leoni.
Presso la chiesa, verso settentrione ed oriente, è stato costruito il
cimitero comunale. Monumenti funebri sono stati addossati alle pareti
esterne della chiesa; diversi resti murari sono stati variamente
reimpiegati di fronte e lateralmente, inoltre sul viale d’accesso alla
chiesa è stata lasciata l’abitazione dell’eremita di cui parla la
Visita Pastorale Odescalchi, eseguita nell’aprile del 1836; tronchi di
colonne di marmo rosa di Cottanello(lo stesso utilizzato per il
colonnato di P.za S.Pietro a Roma) si trovano presso la chiesa, sul
viale d’accesso. Oggi la chiesa ha perso la sua funzione parrocchiale
e ne rimane esclusivamente l’uso cimiteriale, oltrechè la
testimonianza, coi suoi reperti, di quel lontano periodo storico romano
di cui poco è rimasto ma di cui è pregna l’intera Sabina.
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