| L'Opera Pia
Francesco Cimini
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Didascalia fotografia Francesco Cimini, fondatore dell’Opera Pia che porta il suo nome, nasce a Montasola intorno al 1622. Figlio d’artigiano, impara presto il mestiere di falegname, senza per questo rinunciare allo studio. Sin da giovane s’interessa al bene della sua terra, partecipa attivamente alla vita politica del paese (1649), e presiede i Consigli della Comunità. I rapporti con Roma a
quel tempo erano fervidi; basti pensare che i marmi di Cottanello erano
trainati dalle bufale fino alla città eterna e i risparmi delle varie
comunità sabine erano costantemente depositati al Monte della Pietà al
Banco di S. Spirito. Francesco, come anche
Montasola, intorno al 1640 si trova ad affrontare un periodo di
grave povertà, che lo spinge ad andare a Roma. Trova lavoro come
falegname in una bottega in via dell’arco della Ciambella, sposa Anna
Romolacci, figlia del proprietario della falegnameria. Alla morte del suo padrone eredita insieme con un altro lavorante tutto il negozio. La tradizione orale vuole attribuire la sua ricchezza al ritrovamento di verghe d’oro in un tronco grezzo della falegnameria. Che sia vero o no, di certo Francesco fa fruttare l’eredità ricevuta inserendosi molto bene nella società artigiana della Roma papalina e investendo con profitto i suoi guadagni. Fa parte della Confraternita dei falegnami di Roma, e ne diventa uno dei più autorevoli esponenti. Ma il pensiero di Montasola non lo abbandona mai. Nel 1681, com’è riportato negli atti del Buon Governo, concede un censo di 500 scudi alla comunità di Montasola, non potendo questa poi risanare il credito, dieci anni dopo, Francesco pretende che essa s’impegni a pagare in perpetuo un Mastro di Scola. Muore a Roma il 29 novembre del 1712 e lascia un testamento con disposizioni ben precise di come deve essere ripartita e amministrata la sua eredità. Principale beneficiaria è proprio Montasola. Fonda l’Opera Pia Cimini che consta di un Ospedale, un Oratorio, una Cappella (vera perla di questo paese), una Chiesa denominata “del Monte”, in onore della Vergine Maria, terreni e case in Sabina e a Roma.
Ordina che siano
dispensate delle borse di studio per giovani volenterosi di laurearsi e
delle doti annue alle ‘oneste zitelle’. Si preoccupa di stipendiare
i medici, uno dei quali doveva vivere a Montasola, e di sostenere
lautatamente i prelati di tutte le chiese del paese. Molti dei suoi
lasciti vanno alla Congregazione di cui faceva parte e a Chiese di Roma.
L’Organo presente nella chiesa di San Giuseppe de’Falegnami (sopra
il carcere Mamertino al Foro Romano) è stato fatto per suo conto e di
questo conserviamo le autentiche ricevute.
Il suo testamento è stato stampato per intero e pubblicato
completo di Codicillo e del Decreto di S. S. Pio Papa VI del 5 gennaio
del 1776. La sua eredità è stata nei secoli più volte mal
amministrata, ciò ha decretato l’intervento della Santa Sede e in
seguito dei Commissari Regi nell’800. Alcune delle sue volontà si
sono dimenticate un po’ per il superamento degli usi e dei costumi,
altre ancora oggi si mantengono. Una di queste è la distribuzione del
pane benedetto dopo la Santa Messa nel giorno della S. S. Croce.
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